01/09/2025

Inammissibilità del Ricorso contro il Commissariamento per Infiltrazioni Mafiose a seguito di Dimissioni Volontarie del Sindaco

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Sintesi della Sentenza

Il Consiglio di Stato ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall’ex sindaco contro i provvedimenti di commissariamento del Comune per infiltrazioni mafiose, poiché lo stesso si era già dimesso dalla carica prima del commissariamento, rendendo il ricorso privo di interesse attuale e concreto. La sentenza precisa che tale provvedimento ha natura cautelar-preventiva e mira a tutelare il buon andamento della pubblica amministrazione contro le ingerenze mafiose, senza essere una sanzione personale per gli amministratori. Eventuali questioni relative all’incandidabilità sono state già accertate con effetti definitivi in separati procedimenti. Non vi è, quindi, né interesse personale né legittimazione ad agire come semplice cittadino elettore.

Spiegazione Dettagliata

La decisione si fonda sull’accertata carenza d’interesse del ricorrente, essendo egli cessato volontariamente dalla carica di sindaco prima dell’emissione del commissariamento. Il Consiglio di Stato ribadisce che il commissariamento per infiltrazioni mafiose, disposto ai sensi dell’art. 143 TUEL, è misura di tutela dell’ente e dell’interesse pubblico, non sanzionatoria verso i singoli amministratori, e che l’eventuale annullamento del provvedimento non produrrebbe benefici personali per l’ex sindaco. Anche la questione di incandidabilità è stata già definitivamente risolta in sede giudiziaria, rendendo privo di effetto pratico il ricorso. Infine, viene esclusa la possibilità di impugnazione da parte del singolo cittadino-elettore perché la legittimazione, in questo caso, spetta solo ai soggetti direttamente incisi dal provvedimento. La funzione cautelare e non repressiva dello scioglimento, e la natura della posizione giuridica tutelata, giustificano la compensazione delle spese di lite.