09/06/2026

Sentenza TAR Lazio su payback dispositivi medici: legittimità atti statali e difetto di giurisdizione su provvedimenti regionali

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Sintesi della Sentenza

Il TAR Lazio ha esaminato il ricorso della società Aarsmed S.r.l. contro una serie di decreti ministeriali e regionali che imponevano alle imprese di dispositivi medici il ripiano (payback) per il superamento dei tetti di spesa sanitaria negli anni 2015-2018. Il Tribunale ha respinto tutte le doglianze di incostituzionalità e di incompatibilità eurounitaria sollevate contro i provvedimenti statali, ritenendo conforme a Costituzione il meccanismo di payback sulla base delle recenti pronunce della Corte costituzionale. Ha altresì dichiarato inammissibili, per difetto di giurisdizione, i ricorsi contro i provvedimenti regionali, demandando tali controversie al giudice ordinario. Le spese sono state compensate.

Spiegazione Dettagliata

La decisione muove da un attento esame della normativa nazionale e della sua attuazione per il ripiano della spesa sanitaria eccedente i tetti prestabiliti. Il TAR sottolinea come il payback, benché imponga alle aziende fornitrici di dispositivi medici un contributo patrimoniale, sia giustificato dalla necessità di garantire l’equilibrio dei conti pubblici e livelli essenziali di assistenza. La suddivisione degli oneri di ripiano, proporzionale al fatturato, viene ritenuta ragionevole, solidaristica e non discriminatoria. Richiamando le sentenze della Corte costituzionale, il TAR ne esclude sia la natura tributaria sia la violazione della riserva di legge e dei principi di uguaglianza, irretroattività, libera concorrenza e libertà di impresa. Rileva inoltre che il meccanismo non ha carattere retroattivo, essendo noto sin dal 2015 nei suoi tratti essenziali. Quanto agli atti regionali, il TAR ribadisce che si tratta di atti vincolati e meramente applicativi e che ogni contestazione su calcoli o importi deve essere devoluta al giudice ordinario. Da ultimo, la sentenza dà atto delle modifiche legislative e delle pronunce della Corte costituzionale che hanno favorito una riduzione del payback e l’estensione del meccanismo premiale a tutte le aziende, neutralizzando la questione di legittimità costituzionale su tale punto.